Trent’anni fa un club professionistico presentava due maglie a stagione. Oggi ne presenta tre, a volte quattro, e può arrivare a lanciarne una quinta per una serata europea. Molti tifosi vi vedono una semplice macchina per vendere. È una parte della spiegazione, ma non la prima: all’origine di tutto questo sistema c’è una regola sportiva molto concreta, che vieta a due squadre di giocare con colori che l’arbitro o il pubblico potrebbero confondere. Il resto, compresa la third e la fourth, si è costruito sopra.
La regola del conflitto di colori, l’origine di tutto
I regolamenti delle competizioni, sia nei campionati nazionali sia nelle coppe europee, impongono la stessa cosa: le due squadre devono essere distinguibili senza esitazioni, anche per uno spettatore daltonico e nelle immagini televisive. Inoltre, i portieri devono distinguersi dai propri giocatori e da quelli avversari. Ogni club dichiara quindi le proprie divise prima della competizione e l’organizzatore decide partita per partita in base agli abbinamenti.
La squadra di casa gioca in linea di principio con i suoi colori abituali. Se la squadra ospite indossa colori troppo simili, spetta a quest’ultima cambiare. Quando nessuna delle sue prime due divise risolve il conflitto, soprattutto con combinazioni insidiose come rosso contro bordeaux o blu navy contro nero, la terza divisa diventa l’unica soluzione regolamentare.
Questo vincolo spiega una cosa che molti tifosi trovano assurda: il fatto che un club giochi talvolta in trasferta pur giocando in casa, o che indossi la third in uno stadio dove nessuno se l’aspettava. Quasi mai è una scelta di marketing dell’ultimo minuto, ma la conseguenza meccanica di una tabella di compatibilità dei colori approvata prima del calcio d’inizio.
Come si è passati da due divise a quattro
Le quattro maglie, una per una
Rappresenta l’identità del club e se ne discosta quasi mai: i colori storici, la disposizione tradizionale, righe, bande o tinta unita. È la maglia più venduta, più riconoscibile e più vincolata, perché ogni audacia viene percepita come un tradimento da una parte dei tifosi.
La sua missione è regolamentare prima che estetica: offrire un contrasto netto con la maglia casalinga. Da qui il predominio storico del bianco, del blu navy e del nero. È anche la maglia che accoglie i primi azzardi grafici, poiché i suoi vincoli identitari sono più flessibili.
Ufficialmente, risolve i conflitti cromatici che le prime due maglie non riescono a risolvere, soprattutto nelle coppe europee. Nei fatti, è diventata il terreno di sperimentazione dei produttori di abbigliamento sportivo: colori inaspettati, riferimenti alla città o a una stagione mitica, motivi impensabili altrove.
Una maglia aggiuntiva, generalmente prodotta in edizione limitata, legata a una competizione, a una ricorrenza o a una collaborazione. La sua funzione sportiva è secondaria, quella culturale è centrale: si indossa tanto fuori dallo stadio quanto al suo interno.
Perché esiste davvero la terza maglia
Ridurre la terza maglia a un'operazione commerciale è allettante, ma significa trascurare tre funzioni ben distinte che ne spiegano la diffusione.
In una competizione europea, un club affronta avversari mai incontrati prima, con palette imprevedibili. Due maglie non bastano più statisticamente, soprattutto per i club le cui maglie home e away restano nella stessa famiglia cromatica.
È sulla terza maglia che i produttori di kit testano ciò che non oserebbero fare su una maglia home. Un'idea che funziona lì torna due o tre stagioni più tardi su una maglia principale, una volta che il pubblico si è abituato.
Una terza maglia dal design deciso si vende a persone che non andranno mai allo stadio, perché funziona come un capo d'abbigliamento prima ancora che come simbolo di appartenenza. È questo che ha avvicinato la maglia alla moda.
La maglia home appartiene al club, la maglia away appartiene al regolamento, la terza maglia appartiene al designer.
Un modo semplice per riassumere la logica delle tre maglieQuale maglia acquistare in base al proprio profilo
Le quattro maglie non rispondono allo stesso utilizzo, e il prezzo identico nasconde durate molto diverse in un guardaroba.
| Gioco | Identità del club | Facile da indossare ogni giorno | Rarità sugli spalti | Durata nel tempo |
|---|---|---|---|---|
| Home | Massima | Variabile a seconda dei colori | Molto bassa | Intramontabile |
| Away | Media | Eccellente | Media | Buona |
| Terza | Da bassa a media | Eccellente | Alta | Passa di moda |
| Quarta | Spesso secondaria | Eccellente | Molto alta | Dipende dall'occasione |
Un ultimo criterio, spesso trascurato: lo sponsor. Per alcuni club, anche la terza maglia cambia sponsor principale o colore della scritta, e a volte è proprio questa differenza, più della maglia in sé, a rendere una versione molto più facile da indossare ogni giorno rispetto all'altra.
Le maglie concept prolungano esattamente la logica della terza maglia: design liberi, svincolati dai vincoli identitari del gioco principale, che esplorano come potrebbe essere un club senza il suo consueto regolamento.
Scopri le maglie conceptDomande frequenti
L’organizzatore della competizione, sulla base dei completi dichiarati dai due club all’inizio della stagione. La squadra di casa ha in linea di principio la priorità sui propri colori abituali, mentre quella ospite cambia se il contrasto è ritenuto insufficiente. L’arbitro può intervenire fino all’ultimo momento, soprattutto quando la tenuta del portiere si avvicina troppo a quella dei giocatori di movimento.
No, ed è proprio questo a renderla interessante. In una stagione completa, una third viene generalmente indossata in una manciata di partite, a volte anche meno, spesso nelle trasferte europee. È la maglia più rara sugli spalti, il che spiega perché sia diventata la preferita dei collezionisti e dei tifosi che cercano di non indossare la stessa cosa di tutti gli altri.
Una fourth è un quarto completo numerato, spesso omologato per la competizione e quindi indossato in campo. Un’edizione speciale potrebbe non essere mai indossata in partita: celebra un anniversario, una città o una collaborazione, ed è destinata innanzitutto all’uso quotidiano. Il confine è sfumato e alcuni club usano entrambi i termini per lo stesso prodotto.
Perché la regola del contrasto si applica anche a loro, e due volte: devono distinguersi dai compagni di squadra e dagli avversari. Un portiere dispone quindi di un proprio completo, generalmente in tonalità che il club non utilizza da nessun’altra parte, come verde fluo, grigio o arancione, proprio perché questi colori restano disponibili indipendentemente dalla combinazione scelta per la partita.
Un sistema comprensibile una volta conosciuta la regola
Ciò che sembra un’inflazione di prodotti è in realtà il risultato della sovrapposizione di tre logiche successive: una regola sportiva nata nel XIX secolo, un’esigenza di leggibilità televisiva comparsa negli anni Settanta e poi un’economia del tessile diventata centrale negli anni Novanta. La third e la fourth non sono invenzioni gratuite, ma gli strati più recenti di un sistema che ha sempre dovuto risolvere lo stesso problema: distinguere due squadre in campo.
Resta la questione pratica, quella della maglia che si indossa davvero. Se esitate tra i due completi principali prima di proseguire nella collezione, il nostro confronto tra la maglia da casa e quella da trasferta illustra i criteri che fanno pendere la bilancia.