Prima maglia, seconda maglia, terza maglia, quarta maglia: a cosa serve davvero ogni maglia di un club

Trent’anni fa un club professionistico presentava due maglie a stagione. Oggi ne presenta tre, a volte quattro, e può arrivare a lanciarne una quinta per una serata europea. Molti tifosi vi vedono una semplice macchina per vendere. È una parte della spiegazione, ma non la prima: all’origine di tutto questo sistema c’è una regola sportiva molto concreta, che vieta a due squadre di giocare con colori che l’arbitro o il pubblico potrebbero confondere. Il resto, compresa la third e la fourth, si è costruito sopra.

La regola del conflitto di colori, l’origine di tutto

I regolamenti delle competizioni, sia nei campionati nazionali sia nelle coppe europee, impongono la stessa cosa: le due squadre devono essere distinguibili senza esitazioni, anche per uno spettatore daltonico e nelle immagini televisive. Inoltre, i portieri devono distinguersi dai propri giocatori e da quelli avversari. Ogni club dichiara quindi le proprie divise prima della competizione e l’organizzatore decide partita per partita in base agli abbinamenti.

Cosa dice il regolamento

La squadra di casa gioca in linea di principio con i suoi colori abituali. Se la squadra ospite indossa colori troppo simili, spetta a quest’ultima cambiare. Quando nessuna delle sue prime due divise risolve il conflitto, soprattutto con combinazioni insidiose come rosso contro bordeaux o blu navy contro nero, la terza divisa diventa l’unica soluzione regolamentare.

Questo vincolo spiega una cosa che molti tifosi trovano assurda: il fatto che un club giochi talvolta in trasferta pur giocando in casa, o che indossi la third in uno stadio dove nessuno se l’aspettava. Quasi mai è una scelta di marketing dell’ultimo minuto, ma la conseguenza meccanica di una tabella di compatibilità dei colori approvata prima del calcio d’inizio.

Il sistema a colpo d’occhio
2 Numero minimo di divise da dichiarare per disputare una competizione
3 Divise presentate ogni stagione dalla maggior parte dei grandi club
La posizione comparsa negli anni 2020, spesso fuori dal campo
1 anno Durata commerciale abituale di una maglia da casa

Come si è passati da due divise a quattro

Fine del XIX secolo La divisa di riserva nasce da un problema arbitrale Le prime competizioni inglesi si giocano con colori liberi e le confusioni sono frequenti. I regolamenti impongono progressivamente alla squadra ospite di cambiare divisa in caso di somiglianza. La seconda divisa non è quindi un prodotto, ma una soluzione d’emergenza.
Anni ’60 e ’70 La televisione impone il contrasto Con la diffusione prima in bianco e nero e poi a colori, la leggibilità diventa un requisito produttivo oltre che un tema sportivo. Due maglie di tonalità diverse ma di identico valore diventano inaccettabili sullo schermo, spingendo i club a rendere più netto il distacco tra le loro due maglie.
Anni 1990 Il produttore di abbigliamento sportivo prende il controllo e inventa la terza maglia I contratti per l’abbigliamento sportivo diventano una risorsa fondamentale. Le coppe europee moltiplicano gli incontri tra club dai colori simili e la terza maglia, fino ad allora improvvisata, diventa una linea ufficiale del catalogo. È anche il decennio in cui il design si libera completamente.
Anni 2000 e 2010 Si afferma il ciclo annuale La maglia casalinga viene rinnovata ogni stagione, quella da trasferta la segue, la terza maglia diventa sistematica nei grandi club. La logica cambia: non si progetta più una terza maglia perché una partita lo richiede, si concepisce una collezione completa di cui la terza maglia fa parte fin dall’inizio.
Anni 2020 La quarta maglia e le edizioni fuori dal campo Compaiono le quarte maglie, spesso legate a una competizione precisa, a un anniversario del club o a una collaborazione con un marchio esterno al calcio. Alcune sono omologate e indossate in partita, altre esistono solo per la vendita e per essere indossate per strada.

Le quattro maglie, una per una

Maglia numero 1 La maglia casalinga

Rappresenta l’identità del club e se ne discosta quasi mai: i colori storici, la disposizione tradizionale, righe, bande o tinta unita. È la maglia più venduta, più riconoscibile e più vincolata, perché ogni audacia viene percepita come un tradimento da una parte dei tifosi.

La scelta predefinita quando si è indecisi
Maglia numero 2 La maglia da trasferta

La sua missione è regolamentare prima che estetica: offrire un contrasto netto con la maglia casalinga. Da qui il predominio storico del bianco, del blu navy e del nero. È anche la maglia che accoglie i primi azzardi grafici, poiché i suoi vincoli identitari sono più flessibili.

La più versatile da indossare in città
Maglia numero 3 La terza maglia

Ufficialmente, risolve i conflitti cromatici che le prime due maglie non riescono a risolvere, soprattutto nelle coppe europee. Nei fatti, è diventata il terreno di sperimentazione dei produttori di abbigliamento sportivo: colori inaspettati, riferimenti alla città o a una stagione mitica, motivi impensabili altrove.

La più rara sugli spalti
Maglia numero 4 La quarta maglia e le edizioni speciali

Una maglia aggiuntiva, generalmente prodotta in edizione limitata, legata a una competizione, a una ricorrenza o a una collaborazione. La sua funzione sportiva è secondaria, quella culturale è centrale: si indossa tanto fuori dallo stadio quanto al suo interno.

La più ricercata sul mercato dell'usato

Perché esiste davvero la terza maglia

Ridurre la terza maglia a un'operazione commerciale è allettante, ma significa trascurare tre funzioni ben distinte che ne spiegano la diffusione.

1Risolvere l'impasse europea

In una competizione europea, un club affronta avversari mai incontrati prima, con palette imprevedibili. Due maglie non bastano più statisticamente, soprattutto per i club le cui maglie home e away restano nella stessa famiglia cromatica.

2Fare da laboratorio di design

È sulla terza maglia che i produttori di kit testano ciò che non oserebbero fare su una maglia home. Un'idea che funziona lì torna due o tre stagioni più tardi su una maglia principale, una volta che il pubblico si è abituato.

3Raggiungere un pubblico di non tifosi

Una terza maglia dal design deciso si vende a persone che non andranno mai allo stadio, perché funziona come un capo d'abbigliamento prima ancora che come simbolo di appartenenza. È questo che ha avvicinato la maglia alla moda.

La maglia home appartiene al club, la maglia away appartiene al regolamento, la terza maglia appartiene al designer.

Un modo semplice per riassumere la logica delle tre maglie

Quale maglia acquistare in base al proprio profilo

Le quattro maglie non rispondono allo stesso utilizzo, e il prezzo identico nasconde durate molto diverse in un guardaroba.

Gioco Identità del club Facile da indossare ogni giorno Rarità sugli spalti Durata nel tempo
Home Massima Variabile a seconda dei colori Molto bassa Intramontabile
Away Media Eccellente Media Buona
Terza Da bassa a media Eccellente Alta Passa di moda
Quarta Spesso secondaria Eccellente Molto alta Dipende dall'occasione
La regola delle due maglie Per un tifoso che non ne compra diverse a stagione, la combinazione più solida resta una maglia home, che non passa mai di moda e si indossa allo stadio senza pensarci, e una terza maglia o una maglia away dal design deciso, da indossare in città. Due maglie con funzioni diverse valgono più di due maglie home di stagioni consecutive, quasi identiche e impossibili da indossare contemporaneamente.

Un ultimo criterio, spesso trascurato: lo sponsor. Per alcuni club, anche la terza maglia cambia sponsor principale o colore della scritta, e a volte è proprio questa differenza, più della maglia in sé, a rendere una versione molto più facile da indossare ogni giorno rispetto all'altra.

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Elite Fanstore Maglie concept

Le maglie concept prolungano esattamente la logica della terza maglia: design liberi, svincolati dai vincoli identitari del gioco principale, che esplorano come potrebbe essere un club senza il suo consueto regolamento.

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Domande frequenti

Chi decide quale maglia indossa una squadra per una determinata partita?

L’organizzatore della competizione, sulla base dei completi dichiarati dai due club all’inizio della stagione. La squadra di casa ha in linea di principio la priorità sui propri colori abituali, mentre quella ospite cambia se il contrasto è ritenuto insufficiente. L’arbitro può intervenire fino all’ultimo momento, soprattutto quando la tenuta del portiere si avvicina troppo a quella dei giocatori di movimento.

La third viene indossata spesso durante una stagione?

No, ed è proprio questo a renderla interessante. In una stagione completa, una third viene generalmente indossata in una manciata di partite, a volte anche meno, spesso nelle trasferte europee. È la maglia più rara sugli spalti, il che spiega perché sia diventata la preferita dei collezionisti e dei tifosi che cercano di non indossare la stessa cosa di tutti gli altri.

Qual è la differenza tra una fourth e un’edizione speciale?

Una fourth è un quarto completo numerato, spesso omologato per la competizione e quindi indossato in campo. Un’edizione speciale potrebbe non essere mai indossata in partita: celebra un anniversario, una città o una collaborazione, ed è destinata innanzitutto all’uso quotidiano. Il confine è sfumato e alcuni club usano entrambi i termini per lo stesso prodotto.

Perché i portieri hanno ancora altre maglie?

Perché la regola del contrasto si applica anche a loro, e due volte: devono distinguersi dai compagni di squadra e dagli avversari. Un portiere dispone quindi di un proprio completo, generalmente in tonalità che il club non utilizza da nessun’altra parte, come verde fluo, grigio o arancione, proprio perché questi colori restano disponibili indipendentemente dalla combinazione scelta per la partita.

Un sistema comprensibile una volta conosciuta la regola

Ciò che sembra un’inflazione di prodotti è in realtà il risultato della sovrapposizione di tre logiche successive: una regola sportiva nata nel XIX secolo, un’esigenza di leggibilità televisiva comparsa negli anni Settanta e poi un’economia del tessile diventata centrale negli anni Novanta. La third e la fourth non sono invenzioni gratuite, ma gli strati più recenti di un sistema che ha sempre dovuto risolvere lo stesso problema: distinguere due squadre in campo.

Resta la questione pratica, quella della maglia che si indossa davvero. Se esitate tra i due completi principali prima di proseguire nella collezione, il nostro confronto tra la maglia da casa e quella da trasferta illustra i criteri che fanno pendere la bilancia.

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